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lunedì 15 novembre 2010

FACEBOOK COME I VIAGGI AEREI E L'INFLUENZA

A Torino influweb è un centro di eccelenza nella ricerca che studia il diffondersi dei virus grazie ai social network: si chiama INFLUWEB.

C'è un collegamento logico tra Facebook e le epidemie trasmesse da retrovirus?
Sembrerebbe di sì, secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori.

Se su Facebook, ogni giorno, milioni di persone accedono al loro profilo per leggere l'ultimo messaggio dell'amico, commentare la notizia del giorno o darsi appuntamento per la serata, il social network più utilizzato al mondo, nel momento in cui scriviamo, è anche uno dei simboli del mondo globale in cui viviamo.

Ma la maggior parte delle persone non si rende conto di tutte le conseguenze derivanti dal vivere in un pianeta sempre più interconnesso. Una delle reti globali che contribuisce di più al diffondersi delle malattie a diffusione virale è quella costituita dal traffico aereo.
Oggi questa è sicuramente una delle vie principali di diffusione delle pandemie.

Ce ne parla il biologo Antonio Scalari su Gravità Zero (continua a leggere)



giovedì 4 novembre 2010

AIUTARE ONLINE. L'INTERVENTO PSICOLOGICO VIA INTERNET CON ADOLESCENTI

Articolo di Luigina Pugno
Psicoterapeuta e blogger
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Quando si sceglie di fare lo psicologo, si deve anche scegliere in quale ambito operare. In base alla propria esperienza, e alle proprie caratteristiche personali, si arriva a capire con quale tipologia di patologia si è più adatti ad intervenire. C'è chi si trova meglio con i disturbi d'ansia, chi con i disturbi alimentari, chi con gli adulti e chi preferisce i bambini.
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Tendenzialmente si preferisce evitare gli adolescenti in quanto risulta troppo complesso instaurare una buona relazione terapeutica e perché è più facile che venga messa in discussione l’asimmetria tipica della relazione medico paziente. Può anche diventare complessa la triangolazione economica medico – paziente – genitori.
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Dalla lettura di questo testo si capisce che un terapeuta che utilizza l’asimmetria come strumento terapeutico imprescindibile, incontrerà parecchia difficoltà nella terapia con gli adolescenti.
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Difficilmente gli adolescenti vanno in terapia. Quando si vuole fare un intervento terapeutico con gli adolescenti bisogna quindi andare dove loro stanno. Li si deve raggiungere nell'aula scolastica, nei luoghi di ritrovo, e sempre più di frequente su Internet.
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Quasi la totalità dei giovani usa Internet come luogo di scambio di idee, di risorse e per mantenere e fare nuove amicizie. La lettura di questo libro è stata una scoperta, non credevo che esistessero già tante ricerche sull'argomento e-terapia. Potrei quasi affermare che non sapevo che questo tipo di terapia venisse già utilizzata. Uno psicologo che volesse dedicarsi alla e-terapia non deve avere solo una buona base teorica, ma anche capacità relazionali che lo rendano in grado di interagire con i teenager e deve inoltre avere discrete capacità di utilizzo di questi nuovi strumenti tecnologici.
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Mi ha rassicurata leggere che anche in questo tipo di supporto psicologico c'è una sessione preliminare in cui si chiariscono le specificità di tale intervento, e vengono richiesti dei dati che possono essere utilizzati al fine di superare la distanza fisica, qualora si rendesse necessario un intervento diretto: come nel caso di un sospetto atto anticonservativo.
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Diventa chiaro che chi desidera attuare un intervento e-terapeutico deve ricevere uno specifico training. Un addestramento all'utilizzo dei social network e dello slang giovanile. Non tutti si possono improvvisare e-terapeuti. L'adolescente non vuole essere problematizzato, ma ha bisogno di sentirsi alla pari con chi sta all'altro capo della chat, perché questo lo tutela da sentimenti di vergogna. I siti Internet che offrono aiuto quindi, non devono far percepire l'intervento come medicalizzato. Il panorama italiano ha invece un look clinico, professionale e poco interattivo. Per questo non attirerebbe gli adolescenti.
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Mi sembra che i siti internet italiani dedicati alla e-terapia abbiano questo aspetto, perché in Italia la psicologia è ancora impegnata a farsi prendere sul serio. Molto interessante è il capitolo sulle prospettive di intervento, dove si trovano suggerimenti pratici per chi vorrebbe lanciarsi nel supporto psicologico via web. Una psicoterapeuta come me, che ha ambiti di intervento differenti da quelli virtuali o dai temi portati ad esempio dall’e-book, sente forte il bisogno di un glossario che spieghi cosa si intende per web 3.0 o micropunture, quando non si sta parlando di chirurgia estetica.
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Per tornare alla tematica giovanile, concludo citando le parole dell’autore: “Per quanto il territorio e-terapeutico giovanile debba ancora essere approfondito e testato, questi sembrano essere i termini chiave per l'impostazione e lo sviluppo di nuovi servizi che possono vivere e operare on-line ma con auspicabili contatti nella realtà urbana, dalle istituzioni scolastiche all'organizzazione di eventi correlati alla formazione dei gruppi in rete. Integrare vita on e offline grazie a uno strumento terapeutico virtuale significa probabilmente riportare l'adolescente a una dimensione unitaria, integrata, sociale, capace di gestire Internet come un mezzo di comunicazione preferenziale e non come un luogo esclusivo di rifugio, scisso dall'esistenza in carne e ossa.
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Sia chiaro: è tutto in costruzione, siamo ora in una fase epocale di transizione. E se è vero che una visione sinottica degli ultimi studi sul counselling attraverso pc indica con chiarezza risultati positivi e ottimi livelli di alleanza terapeutica, lo scetticismo che riguarda lo strumento specifico è ancora elevato e non solamente da parte dei terapeuti.”
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Autore: ALESSANDRO CALDERONI
Aiutare online - L'intervento psicologico via internet con adolescenti
La prima guida italiana sull'aiuto psicologico agli adolescenti via internet.
Codice ISBN:978-88-87795-52-3
Prezzo: euro 12,00
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venerdì 28 agosto 2009

UE: ESCLUSO DALLA SOCIETA' CHI NON SA USARE INTERNET

Oggi viene considerato analfabeta non solo chi non sa leggere e scrivere ma anche chi non sa usare i mezzi telematici, internet e i social network. Per lavorare, infatti, è sempre più richiesto l'uso di questi strumenti. Ma anche nella vita di tutti i giorni non sapere cosa sia un social network o non sapere fare una ricerca su Internet rischia di emarginare milioni di persone dalla società.

Chi afferma questi semplici ma importanti concetti è il commissario europeo responsabile per la Società dell'Informazione Viviane Reding, in comunicato diffuso a Bruxelles, che spiega come i 27 Paesi dell'Unione europea devono fare di più per educare i cittadini all'utilizzo dei nuovi media, come i social network o la tv digitale, per evitare i rischi dell'esclusione.

Secondo il commissario, infatti, "le persone che non possono usare i nuovi media come le reti sociali o la televisione digitale avranno difficoltà a interagire con il mondo che li circonda e a prendervi parte".

Per la responsabile Ue, occorre quindi "fare in modo che tutti siano educati ai media cosi' che nessuno sia escluso". "Ci si rivolge sempre ai cittadini, ma loro possono rispondere?", si chiede ancora la Reding, aggiungendo: "Metterli in grado di utilizzare i media con competenza e creativita' sarebbe un passo avanti verso una nuova generazione di partecipazione democratica".

Nonostante i prezzi delle connessioni, soprattutto della banda larga, siano sempre piu' alla portata di tutti, Bruxelles sottolinea come il "24% dei cittadini europei senza Internet a casa afferma di non averlo per mancanza delle capacita' necessarie per usarlo".

lunedì 20 luglio 2009

BABY RAPINATORI SMASCHERATI DA UN SOCIAL NETWORK




Ci penseranno due volte in futuro prima di collocare le proprie foto su un social network!

Adescare e rapinare giovani per trovare i soldi con cui divertirsi il sabato sera era infatti il passatempo di tre studenti torinesi.

I giovani coinvolti nella truffa erano una ragazza, che compirà 18 anni il prossimo 6 settembre, e due coetanei appena maggiorenni.

I tre rapinatori sono stati rintracciati dai carabinieri della Compagnia di Chieri (Torino) che li hanno denunciati.

Domenica 12 luglio i tre hanno rapinato un impiegato di 24 anni per procurarsi i soldi per trascorre la serata divertendosi: la ragazza, in piazza Vittorio Veneto, cuore della movida torinese, ha approcciato il giovane invitandolo a bere in un locale della zona.

Successivamente si sono uniti alla compagnia anche i due complici che hanno proposto di recarsi, tutti insieme, ad una festa sulla collina torinese. Durante il tragitto, pero', la ragazza ha convinto il giovane appena conosciuto ad appartarsi con lei e dopo un po', senza motivo, ha cominciato ad urlare per richiamare l'attenzione dei suoi due amici che, accorsi, hanno puntato il coltello alla gola dell'impiegato e si sono fatti consegnare soldi, documenti e telefono cellulare. Poi si sono dati alla fuga.

Il giovane ha immediatamente chiamato i carabinieri e ha raccontato l'accaduto: tra i particolari forniti ha riferito anche che la ragazza gli aveva spiegato di essere iscritta ad un social network.

Dopo alcune ricerche i militari hanno trovato il profilo della giovane e dei suoi due amici. Nelle abitazioni dei tre è stata ritrovata la refurtiva.

E' possibile che non sia stato l'unico colpo andato a segno dai tre. Un invito dunque a chi abbia subito furti di questo tipo a recarsi presso i carabinieri della propria zona.

Fonte: AGI

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